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Cultura e turismo, presentazione

(a cura di lino fogliato)

Una vista della città di Marene da lontano

Il territorio di Marene non è molto esteso. I suoi confini coincidono con quelli che erano della parrocchia all'epoca dello smembramento da Savigliano nel 1696 e racchiudono un territorio di 2893 ettari di terreno, quasi interamente coltivato e disposto in modo poco uniforme, così da imprimere varietà e originalità al paesaggio.

Giungendo da Savigliano, dopo le ultime propaggini della pianura padana, si percorre per un tratto l'altipiano di Fossano, per ridiscendere, in direzione di Bra, nella valletta del rio Grione, stretta a mezza costa tra le colline di Cherasco e di Cervere che ne tracciano il confine. La strada reale che attraversa il Comune in direzione Nord-Sud ne solca l'altipiano in posizione panoramica, così da mostrare tutte le ondulazioni del terreno. E' questa varietà, fatta dei colori rossi dell'argilla nei campi arati o verdi delle colture, nonché di angoli nascosti e conosciuti da pochi, la vera ricchezza del paese.

A segnarne la bellezza non sono solo i più conosciuti edifici del centro, come la monumentale parrocchia dell'architetto Gallo, la millenaria torre robusta, il castello neogotico o la facciata neoclassica del Municipio, ma vi contribuiscono tanti piccoli particolari. Bisogna approfondirne la conoscenza: percorrere le viuzze tranquille di campagna, quasi piste ciclabili, che si snodano all'ombra di frondose e secolari querce, come alla Sperina Alta; scendere la verde valle del Grione e risalirne la dolce costa fino agli ultimi cascinali dei Ramé, da cui si può ammirare il più bel tramonto della zona, perché alle pendici del paese si vede far da corona la catena regale delle Alpi, da quelle Marittime al Monte Rosa, passando per il centrale Monviso. E' alla Salza che, salito l'acciottolato della strada che porta alla chiesetta, ideata dall'architetto Vittone, ancora protetta dalle torri cilindriche del vicino castello medievale, si può provare un sottile piacere estetico, perché ogni cosa, ogni colore, ogni suono sembra messo lì apposta per smuovere le più dolci sensazioni. E ben lo sanno i pittori della zona, che sovente si possono incontrare, quasi estasiati, a posare con gesto sacrale il colore sulla tela.

Una vista del Castello della Salza

Marene: 2900 abitanti in larga parte provenienti da cultura contadina, anche se in pochi ancora resistono attaccati al fondo. La cultura però resta e la incontri per le strade, nelle parole dei più anziani che raccontano la guerra o le veglie di una volta, quando si mangiava solo polenta e la carne si consumava la domenica e il pane si coceva al forno, quello che ti indicano con gesto di mano, e la farina si macinava alla Molinetta di via Galvagno, la cui ruota resiste ai tempi moderni.

Così come resistono le grandi cascine, tutte con chiesetta e storia millenaria, legata a qualche monastero o feudatario, tra cui Bergamino, dove la chiesetta è stata restaurata nella sua struttura portante, ma gli affreschi, attribuiti al Dolce, combattono la loro battaglia contro il tempo impietoso che li vuole distruggere, e dove la grande aia e i fabbricati più antichi ricordano il conte Bergera, l'antico feudatario di Marene.

Marene, a cui, nonostante ogni diversa apparenza, sono affezionati anche i giovani dai quali ti senti dire che mai cambierebbero paese, perché qui si sta bene, la notte è silenziosa, l'aria pulita e lungo le rive del Riasso e del Grione spuntano ancora le primule e può succedere di incontrare un volo di aironi.

Un gruppo di ragazzi durante un'escursione in bicicletta
(Foto di Daniele Bergesio)

Marene: bellezza e sapienza antica, ma anche intelligenza e imprenditorialità moderna. E allora ecco via Bra: un allineamento di fiorenti industrie, poste lì, ai confini dell'abitato per produrre senza dare fastidio, per creare lavoro e combattere il pendolarismo.

E poi tante case nuove tutt'attorno al centro storico, che è raccolto, ordinato e gelosamente conservato.

Qui il visitatore può trovare altri angoli suggestivi: una fuga di tetti rossi dietro la torre, il pozzo del quartiere più antico ricoperto da strane volumetrie, il campanile dei Bianchi dai colori stemprati e dalle forme vagamente orientaleggianti, gli affreschi sbiaditi di piazza del Convento, un fiabesco castello dietro un portone arrugginito, un'oasi dove calma, genuinità ed arte ritemprano lo spirito.